Vova e il mago

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La legge delle altalene prescrive
Che si abbiano scarpe ora larghe, ora strette.
Che sia ora notte, ora giorno.
E che signori della terra siano ora il rinoceronte, ora l’uomo.
(La legge delle altalene, Velimir Chlebnikov)

Premessa

Il racconto si apre in un giorno ordinario di un tempo lontano a venire. L’anno e il luogo non sono determinati. Il protagonista è una persona a dir poco spregevole, consapevole di esserlo e che il destino chiama a un compito enormemente più grande di lui. Il riferimento all’attualità storica, dobbiamo ammetterlo, non è affatto casuale.

Victor

Il personaggio principale è uno dei cinque uomini più ricchi del Paese. Non è vanitoso come sostiene, semplicemente se si fissa su un nuovo “giocattolo”, per ottenerlo non bada a spese. E poi volentieri ne farà sfoggio con amici e conoscenti. E il transferometro – nome commerciale Roundtrip -, in circolazione in non più di un centinaio di esemplari in tutto il mondo, è probabilmente il giocattolo per adulti più avvincente e più costoso che sia mai stato messo in vendita. Seppur con una noiosissima serie di limitazioni di utilizzo. Da fissarsi bene in mente, per non rischiare sanzioni anche severe. Nel libretto di istruzioni, ad esempio, è tassativamente indicato che con l’uscita dalla fase A, nel corso della fase B, fino al rientro in fase A, occorre non produrre alcun tipo di alterazione del già accaduto che non sia strettamente necessaria. A garanzia del rispetto di questa norma, tutta l’attività di fase B viene telematicamente trasmessa a una centrale di controllo e registrata, per l’applicazione di sanzioni in caso di violazione delle disposizioni.

Con questo presupposto Victor, e come lui tutti i privilegiati possessori di un Roundtrip, avrà un approccio con l’aggeggio di estrema prudenza. Acquistando una certa disinvoltura nel maneggiarlo soltanto con una pratica di settimane, o mesi.

13 giugno, ciak si gira

– Buongiorno.
– Buongiorno, come posso esserle utile?
– Vorrei un transferometro, il meno ingombrate che avete.

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– Sì, gliene faccio vedere qualcuno, su catalogo. Come certamente sa non possiamo tenerli in esposizione.
– Sì, certo.

– Ecco, questo, da polso, è il più comodo. Ma le dico subito che ha un costo… notevole… più che notevole.
– Già, lo immagino. Il costo comunque non è un problema. E quest’altro…?
– Questo è il più performante… ma glielo sconsiglio. Va detto che è solo potenzialmente performante; in realtà ha un limitatore della spinta che non si può manomettere. Sono sincero, diciamo che è una sorta di prototipo messo in commercio per soddisfare… la vanità… di qualcuno che ha crittovaluta da buttare.
– Io sono molto vanitoso e, come le ho detto, il costo non è un problema. Che potenzialità?
– Fino a 300 efr, ma le ripeto…
– Sì me lo ha già detto. Comunque sia mi piace. Lo compro.
– E non mi chiede il prezzo?
– Me lo dirà al momento di pagare.
– D’accordo, come vuole. Senta, le chiedo scusa, mi rendo conto adesso che non è solo una somiglianza. Lei è Victor…
– Sì sono io, ma preferisco che non se ne parli troppo in giro. Le è chiaro?
– Chiarissimo. Ha idea di quanto dovrà aspettare? Per un sovrapprezzo ragionevole possiamo occuparci noi delle pratiche.
– D’accordo.
– Ora parliamo del costo?
– Me ne parli lei.

12 ottobre

– Ecco… ha visto che abbiamo risolto abbastanza in fretta… deve mettere un po’ di firme. Le verrà consegnato domani a casa. Se le è comoda la fascia oraria, tra le 8 e le 8.30. L’utilizzo è strettamente personale e mi tocca anche, per legge, ricordarle che un eventuale uso fraudolento è severamente punito.

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– Lo so, me l’ha già detto, non sia noioso.
– In quanto detentore di un apparecchio le è vietato indossarlo nei casinò e sale scommesse. Non potrà mai portarlo nei viaggi all’estero.
– So anche questo.
– Bene allora a domani.
– A domani.

13 ottobre

– Visto che è mancino le consiglierei però di indossarlo sul polso destro.
– In realtà sono ambidestro. Preferisco così.
– Bene, allora questo è tutto, mi chiami per qualunque problema, grazie e arrivederci.
– Posso provarlo subito?
– Se ritiene… spinta al minimo?
– Oh certo, al minimo.
– Io naturalmente non mi accorgerò di niente. Faccia pure.

– Considerato che è mancino le consiglierei di indossarlo sul polso destro.
– In realtà sono ambidestro. Preferisco così.
– Ah, certo, allora è tutto, mi chiami per qualunque problema, grazie e arrivederci.
– Posso provarlo ancora una volta?
– Lo ha già azionato? Come sa chiunque altro sia presente non si rende conto di niente. Faccia pure.

– Sarebbe più comodo sulla destra, visto che è mancino…
– Sono ambidestro, va bene così.
– Allora è tutto, mi chiami per qualunque problema, grazie e arriverderci.
– Arrivederci.

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11 novembre

Victor ovviamente si muove su una vettura blindata. Non la considera indispensabile, ma… per quello che costa, blindata o meno, non gli fa gran differenza. E non segue rigorosamente il decalogo della prudenza (non scritto ma che circola tra i benestanti) che impone precauzioni tipo non andare a passeggio dopo il tramonto, non attendere le auto pubbliche fuori dai portoni, tenere in tasca sempre un po’ di contante e, al primo posto, considerare il rosso dei semafori una semplice indicazione opzionale a rallentare attraversando con prudenza. Fermarsi neanche a parlarne, se non vuoi trovarti a fare i conti con una pistola puntata alla tempia.
Quella mattina a cinquanta metri dallo stop prende atto che è scattato il giallo. Si avvicina rallentando. Una giovinetta con un Bullmastiff al guinzaglio accenna ad attraversare dalla destra, sollevando una mano, quando l’auto si ferma, per ringraziarlo, sapendo perfettamente che l’autista, allargando, avrebbe potuto passare senza crearle problemi.
Victor si era limitato a dare un’occhiata a 180 gradi, senza ostacolii visibili, e nello specchietto per verificare che fosse tutto ok. Ritenendo che non fosse neppure il caso di chiudere il finestrino che quando fuma lascia aperto.
La giovinetta scorre davanti all’auto, Victor butta lo sguardo a destra per vedere se può riprendere la marcia. E, un istante dopo, sente sulla guancia la canna fredda di una pistola: “Stronzo, tieni le mani bene in vista. Lentamente, molto lentamente appoggia l’arma, se ce l’hai, e anche orologio e portafoglio sul sedile del passeggero, poi, sempre lentamente, molto lentamente apri la portiera e scendi, oppure avrai bisogno di un ottimo dentista”.

– Non sono armato, ora tiro fuori il portafoglio… ecco, lo appoggio sul sedile.
– Fai piano, pianissimo, vedo che sei uno stronzo, ma non stupido. Fai con calma. Sennò il mio cane si innervosisce, e pure io.
– Certo, tranquilla. Vedrai che né tu né io ci faremo male. E neanche il tuo cagnolino. Ecco… adesso prendo l’orologio. Un attimo, ecco…

Il tempo di un impulso. E un attimo dopo: Oh cazzo! – pensa – non è bastato.

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– Stronzo, allora, le mani bene in vista. Lentamente, molto lentamente appoggia l’arma, se ne hai una, il portafoglio e l’orologio sul sedile accanto, poi, sempre lentamente, apri la portiera e scendi, o sei morto.

Dopo il secondo impulso, questa volta doppio, la vettura accenna appena a rallentare, un’occhiata nella due direzioni dell’incrocio e poi Victor spinge sull’acceleratore. Non trascurando di fare un ciao ciao con la mano alla ragazza che risponde mostrando il dito medio. Ancora un migliaio di rapine sventate – pensa Victor allontanandosi velocemente dal semaforo – e ammortizzo ‘sto giocattolino.

Ma Victor nei giorni, settimane e mesi a venire, non fu, buon per lui, oggetto di altre rapine, aggressioni o di un qualcosa che rendesse utile usare il transferometro per mettersi in salvo. Così il giocattolo gli venne un po’ a noia, trovandosi una volta ad usarlo per accelerare il passo prima di entrare nell’atrio di un condominio dove non era riuscito a raggiungere un ascensore che gli aveva chiuso in faccia le porte scorrevoli; un’altra per sventare l’incontro con un petulante ex compagno di liceo; un’altra ancora, poco lealmente, per rinunciare a un tentativo risultato goffo di veronica sulla terra rossa… e così via. Per ogni buon conto lo teneva al polso giorno, notte e anche sotto la doccia. Questo gli dava un senso di sicurezza e invulnerabilità che lo portò ad abbassare, di molto, il margine di prudenza in tutte le attività a rischio, soprattutto sportive. Ma nulla accadde, in quei mesi, neppure la più piccola sfortunata circostanza che richiedesse un breve salto indietro nel tempo. Finché, in un giorno che parve destinato a passare alla Storia, nel Paese accadde qualcosa che non sarebbe mai dovuta accadere.

24 febbraio

Il Presidente parlò al Paese: “Andrò direttamente al punto perché la situazione è diventata estremamente critica e intendo informarvi di quali saranno i prossimi sviluppi in questa contingenza. Prima di tutto c’è da dire che la regione interessata alla crisi non è parte di un Paese confinante, ma è direttamente parte della nostra Storia, della nostra cultura, del nostro spazio spirituale. Con la sua popolazione abbiamo legami anche familiari. Loro stessi si considerano parte del nostro Paese. Purtroppo il virus nazionalista ha colpito la loro classe politica, che

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ci ha inviato richieste di aiuto, anche dal punto di vista delle carenze di materie prime ed energetiche. E noi questi aiuti non li abbiamo negati. Aiuti che hanno avuto un costo di 50 miliardi. Siamo arrivati a pagare una parte dei loro debiti. Eravamo addirittura pronti ad accollarci il debito per intero. In cambio loro avrebbero dovuto rinunciare ad alcuni dei loro asset all’estero. Avrebbero dovuto ma non lo hanno fatto. Questo non ci ha impedito di continuare la cooperazione bilaterale sul campo. Non solo ma le loro autorità ci hanno ricattato sulle forniture energetiche cercando di mantenere una corsia preferenziale. E al contempo rinnegando tutti i legami tradizionali e storici che ci legavano. Con un’ondata crescente, coltivata ad arte, di rivendicazioni nazionaliste e neonaziste. Mentre le autorità non coltivavano gli interessi del popolo, ma gli interessi personali delle gerarchie di comando. Rimangiandosi tutte le promesse fatte durante la campagna elettorale. Sempre un passo indietro rispetto alle promesse fatte alla popolazione che si era fidata. E intanto si facevano sempre più crudeli, più brutali. Ora la situazione richiede da parte nostra azioni decise e urgenti. Sono le loro popolazioni che si sono rivolte a noi per essere protette. Ho deciso di conseguenza di avviare un’operazione militare speciale. L’obiettivo è la difesa di quelle popolazioni che da troppo tempo sono oggetto di vessazioni e genocidio da parte del regime salito al potere con un colpo di Stato. Io esorto i loro militari a deporre immediatamente le armi e andare a casa. Chiarisco: tutti i militari delle loro forze armate che rispetteranno questa richiesta potranno senza ostacolo lasciare la zona delle ostilità a tornare alle proprie famiglie. Chiunque cercherà di ostacolarci o tanto più creare una minaccia per il nostro Paese e per il nostro popolo deve sapere che la risposta sarà immediata e porterà a conseguenze che nella Storia non avete ancora mai visto. Siamo pronti a qualsiasi sviluppo. Sono convinto che i nostri soldati e gli ufficiali delle forze armate fedeli alla patria svolgeranno il loro dovere in maniera professionale e coraggiosa”.

Victor smise, nello stesso istante in cui il Presidente chiudeva il suo annuncio al mondo, di essere un nullafacente vanitoso, preso soltanto nel compito impegnativo di spendere un’infinitesima parte del patrimonio, che il Presidente a cui era stato sempre fedele, gli aveva generosamente permesso di razziare.

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Questo è impazzito, bisogna fermarlo, ma come? di chi mi posso fidare? di nessuno. Posso fidarmi solo di me stesso. Merda! merda! merda! merda! Devo essere lucido. Se anche mi ricevesse non riuscirei mai ad avvicinarlo… E poi anche se gli arrivassi accanto è un esperto marzialista… e io mi sono fermato alla marrone. Non posso ucciderlo a mani nude. Mi ucciderebbe lui… ma neppure, mi fulminerebbe una guardia del corpo. Sia come sia devo agire in fretta o a questa operazione speciale sopravviveranno soltanto scarafaggi, topi e scorpioni.

26 febbraio

Due notti in bianco cercando una soluzione. Poi l’unica soluzione possibile si affacciò alla sua mente.

Ma certo! Come ho potuto non pensarci prima. Questo giocattolo si può trasformare in un’arma micidiale. Un’arma salva mondo. Devo coinvolgere il mio cognatino professore di fisica: è un esperto prodigioso di linee temporali quantistiche. Mi disprezza, ma se ne farà una ragione.

– Che ti succede Victor?
– Mi succede che sono un padre, un padre che con questo criminale al potere vuole dare una chance di sopravvivenza ai nostri figli.
– I tuoi non li vedi da più di un anno…
– Lo sai che è tua sorella che me li mette contro…
– Spiegando loro chi sei, con quali saccheggi sei diventato uno degli uomini più ricchi del mondo, come ti gingilli tra una villa con una piscina olimpionica, un garage affollato di Ferrari, Rolls, Porsche e Harley d’epoca…
– Lo so cosa sono stato, ma conosco gli uomini che circondano il Presidente e che lo seguiranno in questa follia senza osare sollevare una sola obiezione. Perché se lo facessero non vivrebbero un giorno in più. E conosco lui. Non si fermerà, se qualcuno non lo ferma.
– Cosa vuoi esattamente da me?
– Che sblocchi il transferometro.
– Hai un transferometro? Fai vedere! Quello? E vuoi che lo sblocchi? Ma che stronzata! E per farne che?
– Per presentarmi a lui uno, o due anni fa. Quanto basta per riuscire ad avvicinarlo e ucciderlo.

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– Ma non è possibile, non te lo hanno spiegato? Cosa vai vaneggiando? Che tu fossi un personaggio ignobile lo sapevo già. Ma ti facevo a tuo modo intelligente: è una cosa fuori dalla realtà. I viaggi indietro nel tempo sono ancora nella fase balbettio di neonato. Dei primi vagiti, nulla di più. Fai un po’ vedere! 300 efr è soltanto un’etichetta per gli allocchi miliardari a cui piace sognare.
– Tu sbloccalo e se non sarà possibile non sarà possibile.
– Senti Victor, apri bene le orecchie, nessuno ha mai viaggiato indietro per più di qualche minuto. Nessuno ha la minima idea di che cosa succederebbe se innestassi una spinta superiore. Quando lo hai usato per i tuoi giochetti hai notato la vaga sensazione di calore? Bene, credo che con una spinta anche soltanto cento volte superiore bruceresti come un cerino. Puf! Sparito nel tempo.
– Tu devi solo sbloccarlo, al resto ci penso io. A risolvere il problema o a bruciare come un cerino.
– Ma non ne sono capace. Non c’ho messo mai le mani dentro. Sono un teorico: dell’applicazione si sono occupate altre persone.
– E tu li conosci?
– Certo che sì.
– C’è qualcuno di cui ti fidi? Chiedi a lui.
– Basta! Sto solo perdendo il mio tempo. Victor fammi un favore, vai a farti fottere e non cercarmi più.

27 febbraio

– Pronto Victor, sono io, vediamoci.
– D’accordo! Ci speravo. Se vieni qui ti aspetto.

– Ho appena sentito il secondo comunicato. Quel maledetto è completamente pazzo. Conosco uno che può sbloccare il tuo aggeggio e che mi deve un grande favore. Non posso spiegarti, ma non mi dirà di no.
– Grazie.
– Non mi devi ringraziare di niente. Perché se pure sopravviverai è il niente che riuscirai a fare. Se davvero farai un salto indietro, modificando il passato, una delle ipotesi è che avrai solo creato una nuova realtà parallela. Ogni interferenza sul passato, anche minima, genera una linea temporale diversa. E qui nella realtà che ti lascerai alle spalle, dove il Presidente sta per scatenare una guerra nucleare, non sarà cambiato proprio niente e i nostri figli purtroppo ne saranno testimoni. Oppure a fermare la tua mano sarà la congettura di Hawking di protezione cronologica. Le leggi della fisica impediscono la nascita di curve temporali chiuse. Mai sentito parlare del paradosso del nonno? Se vai indietro nel tempo e uccidi tuo nonno, non potrai nascere e di conseguenza non potrai uccidere tuo nonno.

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– Se è così perché mi vuoi aiutare?
– Perché sono tutte astrazioni da dimostrare ed evidentemente sono più pazzo di te e del Presidente. Tieni anche conto che semmai dovessi riuscire a fare un salto indietro di anni, il ritorno all’oggi presenterebbe una sfasatura temporale. Quella per i viaggi di qualche minuto è stata sperimentalmente misurata da un decimo fino a un massimo di tre secondi. Ma per un periodo più lungo potrebbe verificarsi un’estensione esponenziale di giorni, o mesi se non anni. Con una freccia del tempo opposta rispetto al momento della spinta indietro. In parole povere potresti tornare e trovare i tuoi figli più vecchi di te.

Appunti, pensieri e parole di Victor

Allora, il punto fermo è che ho vissuto permettendomi ogni lusso, ma il lusso di sbagliare non posso permettermelo. Ergo devo essere certo al mille per mille di fare centro. Prima della nomina presidenziale il mio benefatore ha avuto un ruolo crescente nei servizi. Quindi è protetto dalla scorta da almeno trent’anni. Mi è stato raccomandato se proprio voglio azzardarmi a spingere il salto per più di qualche minuto di non andare oltre una dozzina di anni. Perché ogni fottuta molecola del mio corpo si dissolverebbe. Ma non ho scelta.

Che arma mi devo procurare? Un coltello servirebbe soltanto, dopo che l’ha schivato, a porgergli uno strumento con cui avrebbe il piacere di scannarmi. Con una pistola non ho mai sparato un colpo. Da un paio di metri non posso sbagliare, ma dovrei tirare almeno due colpi. Ci sono poche probabilità che mi perquisiscano, una su cento, ma uno su cento in rapporto alle conseguenze di un fallimento è un rischio eccessivo.

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Ha iniziato a 11 anni, a 13 era cintura nera di sambo, a 15 aveva già un fisico da lottatore. A 16, quando era un teppista da strada, si è presentato alla centrale dei servizi per chiedere di essere arruolato come spia. Lo hanno cacciato consigliandogli di iscriversi all’università. A 23 anni era laureato. Lo hanno cercato e a 28 anni era tenente colonnello. Da quel momento si è sempre circondato di fedelissimi. E io con loro. Cristosanto! È una vigliaccata, ma non ho scelta, devo colpirlo quando era ancora un bambino.

Bene, ho la via e il numero civico. Allora buon viaggio Victor, andiamo a dare un’occhiata. E vediamo se sopravvivo al salto. Sei pronto? Non sono pronto per niente, ma devo provarci. Meno 3 merda!… meno 2 merda! merda!… meno uno merda! merda! merda! merda!… vai Victor o crepa….

…Ehi sono vivo, Cristosanto sono vivo, già ma in che anno? Devo chiedere al primo che incontro.

Scusi signora, abbia pazienza, soffro di vuoti di memoria, può dirmi in che anno siamo?… Grazie signora, molto gentile… No grazie, sono a posto, non ho bisogno d’altro… No, davvero, tranquilla.

Non ci credo, ha funzionato! Futuro presidente, eccomi, il tuo fedelissimo figlio di puttana sta arrivando.

Ecco il numero 12. Quel bambino… può essere soltanto lui, è una casetta monofamiliare e dopo la morte del primogenito non ha più fratelli. E adesso? E adesso Victor salva il mondo e poi torna a casa.

Ciao Vova, cosa stai leggendo?… e ti piace?… Anche a me alla tua età piacevano i dinosauri… Qual è il tuo preferito?… Certo, anche il mio, il re dei dinosauri… Lo sai vero che l’uomo, le donne, i bambini ci sono grazie ai dinosauri?… Perché loro ad un certo punto hanno pensato bene di sparire  e l’uomo è diventata la specie dominante… Sì mi piacerebbe dare un’occhiata al tuo libro, ma non vorrei che la tua mamma o il tuo papà si arrabbiassero se entrassi nel giardino… Ah sei solo, beh allora credo proprio di poter entrare… Bello, bello davvero, è il più bel libro di dinosauri che abbia mai visto… Senti ce l’hai una bicicletta?… È lì in quella baracca?… Me la fai vedere?… Bellissima, fai bene ad esserne orgoglioso… Al tuo compleanno?… È un regalo bellissimo… Magari è del nonno?… Certo che lo conosco il tuo nonno, so che ti insegna a giocare a scacchi e che ogni tanto modifica le regole. E che quando hai protestato ti ha risposto che un vero uomo è chi può cambiare le regole… Lo so e basta. So anche che sei un grande cacciatore di topi. E sai perché so tutto queste cose?… Beh te lo dico io, ti dico un segreto: sono un mago… Certo che sì. Vuoi la prova? Sono capace di sparire… Giuro, sul serio. È la mia specialità. Vuoi che te lo dimostri?… Bene, voltami le spalle… ok così, adesso vedrai… Macché cattivo, tranquillo, sono un mago buono…

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Sì, stai fermo, mi ci vuole un po’ di tempo… Sì, sì, un attimo di pazienza… No, hai ragione, certo, adesso vedrai che sparisco… aspetta… aspetta ancora un attimo… aspetta… Ecco tranquillo, ti appoggio le mani sulle spalle… Ho la voce che trema perché sto facendo un grande sforzo… Cosa? No che non mi tremano le mani… No, sì è vero non riesco a tenerle ferme, mi fa sempre questo effetto quando debbo sparire… Per la verità sono un po’ un mago da quattro soldi.

Cristosanto… Come ho pensato di riuscire a uccidere un bambino… lui è soltanto un bambino, non è nient’altro che un bambino cazzo!

Ecco Vova ora sparisco. E tu vivrai, Vova e il mago come l’uomo e i dinosauri… Sì non ci pensare, pensa solo a fare il bravo per favore… cerca di essere bravo. Per sempre… ricordati di quello che ti sto dicendo… per favore, anche quando sarai grande, ricorda cosa ti ha detto il mago… Promesso?… Vedi, ho smesso di tremare… sto andando… Senti piccolo, ti do un consiglio, non dire alla mamma e al papà di questo nostro incontro, potrebbero sgridarti, se poi dici che sono un mago e che sono sparito ti direbbero che sei un bugiardo… Va bene? … allora addio Vova…

Epilogo

Vova tornò a sfogliare il libro dei dinosauri, seduto sui gradini dell’ingresso. Ciò che accadde poi è che in pochi istanti il ricordo dell’incontro col “mago” svanì: l’impronta sulla sua memoria di quanto era accaduto e di quanto si erano detti si sciolse come neve al sole. Nessuna realtà parallela. Scordò tutto perché il futuro si conformasse alla protezione cronologica ipotizzata da Hawking.

Da parte sua Victor non subì dall’andata e ritorno effetti collaterali: rientrò nell’anno e nel luogo giusti; anche nel suo caso le ferree leggi della fisica, sotto forma di un atto di pietà, gli avevano impedito di modificare il corso degli avvenimenti. Ma la sua casa non c’era più. Non c’era più la città. Non c’era più aria respirabile. Non c’era più il sole. Non c’era più nulla. Solo macerie e polvere.